carlo bertani - betrix

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Nel suo fare pittura i diversi incontri di ordine creativo, matematico e geometrico, hanno giocato un ruolo determinante avvicendandosi ed enucleandosi in una suggestione spaziale, sempre inventata e definita da limiti della fantasia cratrice che è capace di elaborare progressive combinazioni di ordine visivo.

Betrix nelle sue nuove composizioni formali aggiorna una intenzione che trova, nel suo passato di uomo e di stilista, delle profonde radici e muove le sue ricerche attraverso risoluzioni che percorrono un arco, ai cui limiti estremi, si trova il razionalismo. Oggi è ancora combattuto da certi problemi di lirismo e dalle annotazioni sintetiche, in quanto capisce che in questi due moduli ci sono molte varianti, ciò nonostante i suoi quadri rappresentano delle proporzioni armoniche e ordinate che segnano il passaggio, da un atteggiamento di intuizione sensitiva, verso l’affermazione di una intenzionalità progettuale e costrittiva. In questa alternativa è altresi superata una accademica distinzione tra le varie espressioni, di liberazione dei imiti angusti delle scuole pittoriche; per Betrix: la pittura è a suo modo in oggetto e l’oggetto si trasforma per converso in disponibilità pittorica.

L’usicta di Betrix dal mondo istituzionale ha significato per lui la liberazione dai problemi commerciali, dalla concorrenza, dal consumismo, da tutto quell’insieme di ricerche che sono edulcorate a discapito di quelle veramente nuove e reali. Per Betrix la globalità dello spazio è ormai captabile attraverso la plasticità delle forme e della luce, e le sue superfici accolgono unicamente l’assunzione degli strumenti elaborati dalla cultura, dalla visione e dalla comunicazione, per trasformarsi in opere d’arte. Per questo assommano in sé il momento tecnico, quello scientifico e quello storico, strettamente congiunti a un fine che è ideativo e costruttivo.

Giugno 1981

                        Franco Passoni

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Il Tursport vuole un punto di incontro pronto a soddisfare diverse esigenze attraverso una molteplice attività. At settore sportivo si è quindi pensato di affiancare uno culturale che si esplica in mostre di vario tipo, convegni, congressi, ecc. È sembrato al Consiglio Direttivo del Tursport avere un significato particolare iniziare le attività di questo secondo settore con una mostra di quadri di mio padre, il pittore Betrix. È facilmente intuibile l’influenza che mio padre pittore può avere avuto su di me; per converso, la mia «crescita» come architetto ha portato, lui a conoscere ed a valutare nuovi elementi e nuovi aspetti: fino ad arrivare ad una sorta di osmosi tra le due esperienze (artistica e professionale) nella linea di arricchimento culturale reciproco.

Non è questa la sede per procedere all’esame dei diversi fattori che possono evidenziare gli elementi di richiamo e di affinità tra le sue creazioni grafiche cromatiche sulla tela e le mie ideazioni progettuali sulla carta; tuttavia risulta chiaro che il legame tra questo tipo di pittura e l’architettura consiste soprattutto nella comune matrice mateirco-geometrica che costituisce, del resto, l’elemento peculiare della produzione artistica di Betrix e caratterizzante rispetto ad altre esperienze pittoriche di matrice umanistico-letteraria.

Giugno 1981

                        Claudio Bertani

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Quale molla segreta nella mente di Betrix ha messo in moto il processo creativo del «proporzionalismo»?
L’idea di dipingere quadri a composizione proporzionalistica è sorta in me negli ultimi anni in cui prestavo servizio nella èquipe dello styling di una delle più prestigiose industrie automobilistiche (Alfa Romeo), mentre nel tempo libero avevo ripreso a dipingere quadri di vario genere che secondo alcune cristallizzate definizioni si possono indicare come «impressionisti» e «astratti»; girando tra i tavoli dove erano stesi grandi disegni, aggrovigliati di linee geometriche, si cominciò a delineare nella mia mente l’idea prima, seppur nebulosa, del proporzionalismo; presi a schizzare per mesi alla ricerca di un obbiettivo in me vivamente presente ma non ancora definito, fino a quando mi convinsi che si poteva trasferire sulla tela una simile idea. Un nuovo modo di dipingere aveva incominciato a prendere forma.
Col tempo alcune composizioni si precisarono e con esse i loro colori finché sentii che gli elementi tecnico-geometrici che stavano alla base della costruzione dei quadri si erano fusi con la mia visione pittorica in una dimensione fantastica.

“intervista al pittore Betrix inaugurazione mostra Tursport 1981

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Proprio per liberare il campo da tutti quei possibili pregiudizi che normalmente inficiano la comprensione delle attività artistiche, come per esempio quelle inutili diatribe sul figurativo o no che oltre tutto negano una possibilità alle valutazioni, riteniamo sia necessario chiarire quegli aspetti che riguardavano in passato l’attività di Betrix. Molti lo hanno infatti conosciuto come pittore di stretta osservanza figurativa che produceva da molti anni un repertorio d’immagine tradizionali, come: paesaggi, nature morte, fritratti. È dunque naturale che costoro si siano almeno sorpresi quando si sono trovati davanti a queste opere, che noi siamo ben lieti di presentare in questa mostra.

Betrix è dunque un nuovo proselite dell’astrattismo? C’è forse una abiura delle sue idee passate? Come spiegare questo passaggio così radicale da un ismo verso l’altro?

Queste e altre domande sono certo state poste dai suoi vecchi estimatori e, certamente gli stessi, avranno trovato soltanto delle risposte polemiche.

Noi pensiamo che il cambiamento sia stato normalmente conseguente, in quanto il problema della sua produzione artistica si ricollega direttamente alla vita di Betrix come uomo, come artista e anche come professionista.

Come è noto a molti, Betrix è Carlo Bertani; sotto questyo pseudonimo si cela un professionista serio e molto preparato, che è stato un importante dirigente e uno stilista presso una delle più importanti case automobilistiche nazionali. Betrix è un uomo dai molteplici interessi, naturalmente dotato di un temperamento d’artista, oltre che di profonde ed esperimentate conoscenze tecniche e teoriche. Sino a ieri Betrix ha sempre usato della pittura comne un atto consolatorio e il suo atteggiamento era in definitiva una reazione poetica legittima verso l’ambiente della fabbrtica, a suo modo alienante, nel quale si sentiva costretto a lavorare e produrre in continuità secondo chemi di stretta osservanza economica e di consumo.

Dopo tanti anni di lavoro professionale Betrix ha concluso brillantemente il suo ciclo industriale e per lui è stato ovvio indirizzarsi con completa dedizione verso le scelte della libertà dsell’arte. Quelle scelte che presumono una grande coscienza ed esperienza dei problemi e dei fenomeni, in quanto non subiscono condizionamenti ma solo ragionate opinioni. Esattamente in questo puntoi nodale sono cominciate per Betrix le riflessioni più mature e meditate che, via-via, lo hanno portato verso nuove direzioni di ricerca.

Nel fare un bilancio delle sue passate attività ha capito che l’universo estetico è contenuto nel sociale. Inoltre si è reso conto che anche il suo lavoro di “stilista”, esercitato in tanti anni, portava esperienze importanti da valutare criticamente e considerare con attenzione, così come la sua attività di pittore doveva liberarsi dai limiti psicologici dell’attività consolatoria.

Il problema dell’arte è divenuto per Betrix un impegno e per poterlo qualificare culturalmente ha dovuto superare quei limiti gratificanti, architettando una disciplina, e una metodologia severa, che fosse in grado di fargli produrre delle opere funzionali con soluzioni estetiche. In questa trasformazione molte cose sono cambiate, secondo una logica visiva che lo introduceva, nel senso più attuale del termine, verso le strutture: poiché la struttura non è pensabile come forma compiuta ed immobile, ma come “coscienza strutturante”.

La presenza intorno a noi di vastissima schiera di elementi formali, ci cui si servivano e che colpiscono ad ogni minuto il nostro sguardo, lo portò a preferire slcune strutture piuttosto che altre, e la ricerca lo portò quasi inconsapevolmente al recupero dcei valori matematici e geometrici che si fondevano con il mondo della pittura. Il suo operare ha così assunto una maniera autonoma e significante, e in queste direzioni si è venuto a chiarire nella sua mente quel punto di contatto aleatorio, ma esistente, che lega la scienzaq all’arte moderna, che è di basilare importanza chiarire perché segna il momento della divisione delle sue discipline in attività che sono convergenti.

Nel suo fare pittura i diversi incontri di ordine creativo, matematico e geometrico, hanno giocato un ruolo determinante avvicendandosi ed enucleandosi in una suggestione spaziale, sempre inventata e definita dai limiti della fantasia creatrice che è capace di elaborare progressive combinazioni di ordine visivo.

Un autore attento come Betrix non poteva certo lasciarsi sfuggire il confronto diretto fra sensazioni così diverse e contrastanti e il suo lavoro porta l’impronta di questi avvicendamenti e verifiche, in una assimilazione continua che è sempre controllata.

Betrix nelle nuove composizioni formali aggiorna una intenzione che trova, nel suo passato di uomo e di stilista, dalle profonde radici e muove le ricerce attraverso risoluzioni che percorrono un arco, ai cui limiti estremi si trova il razionalismo. Oggi è ancora combattuto da certi problemi del lirismo e dalle annotazioni sintetiche, in quanto capisce che in questi due moduli ci sono molte varianti. Ciò nonostante i suoi quadri rappresentano delle proporzioni armoniche e ordinate che segnao il passaggio, da un atteggiamento di intuizione sensitiva, verso l’affermazione di una intenzionalità progettuale e costruttiva. In questa alterazione è superata altresì una accademica distinzione tra le varie espressioni, in una liberazione dei limiti angusti delle scuole pittoriche; per Betrix: ka pittura è a suo modo un oggetto e l’oggetto si trasforma per converso in disciplina pittorica.

L’uscita di Betrix dal mondo industriale ha significato per lui la liberazione dai problemi commerciali, della concorrenza, del consumo, da tutto quell’insieme di ricerche che sono edulcorate a discapito di quelle veramente nuove e reali. Per Betrix la globalità dello spazio è ormai captabile attraverso la plasticità delle forme e della luce, e le sue superfici accolgono unicamente l’assunzione degli strumenti elaborati dalla cultura, dalla visione e dalla comunicazione, per trasformarsi in opere d’arte. Per questo assommano in sé il momento tecnico, quello scientifico e quello storico, strettamente congiunti a un fine che è ideato e costruttivo.

Non vogliamo quindi, ancora una volta, affermare qualche “ismo” sulle opere di questo autore, gli sviluppi futuri ci porteranno a quelle conclusioni che già abbiamo intraviste: il tempo non potrà che darci ragione.

Ottobre 1975

                        Franco Passoni

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La Notte - Opere d'arte e mostre personali
Anche i titoli delle opere esposte al "Nuovo Sagittario - Via Monte di Pietà 1 Milano - puntualizzano il concetto universale-geometrico che da luogo alla pittura sulle forme geometriche tutte inventate da Betrix, sinonimo di Carlo Bertani.
Basta pensare ai titoli "Parabolico", "Modulare", "Parametrico", espressioni di ciò che si diceva dianzi, ma che sono pure citazioni per il visitatore della mostra. L'artista alle articolazioni delle linee curve, angolari, alle convergenti e alle divergenti di creare dei ritmi e nel loro comporsi addirittura dei "volumi" a volte sfaccettati come lo sono le pietre preziose, ritmi e volumi artisticamente "ingannevoli", che sboccano subito nei valori estetici e in parallelo formali, ossia stilistici. La nettezza dei colori, il loro brillio, gli accostamenti, le belle curve e le sagomazioni, di svolgimento raggiungono dei momenti anche acutamente musicali. La personalità ne risulta varia, pittoricamente interresante.
Poma

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Il Sole 24 ORE
Sabato 20 dicembre 1975 
Betrix espone alla Galleria del Nuovo Sagittario. Questo pittore che in passato si è dedicato al figurativo, giunto alla mezza età, ha avuto un'evoluzione, anzi un mutamento sostanziale nella sua arte che dopo un avvio verso l'astrattismo, è approdata alle figurazioni geometriche riunite nella mostra.
L'aspetto che più impressiona in questi dipinti, è un che di definito in assoluto, di perfettamente concluso. osservando minutamente, si rivela che queste geometrie non sono simmetriche, ma variate sottilmente con un pensoso studio delle linee e dei ritmi.
L'impressione che si ritrae da queste costruzioni, frutto di una travagliata elaborazione, derivate da innumerevoli prove e studi che hanno consentito di raggiungere la figurazione ultima, è quella di un'armonia perfetta, spirante una placida serenità, pur nel rigore delle squadrature e delle linee.
Betrix usa il colore a olio, ma grazie ad una tecnica coscienziosa, ad una cura scrupolosa nella scelta dei pennelli, delle tele e dei colori, raggiunge una stesura limpida e asciutta, per cui si penserebbe ad una materia pittorica acrilica.
Su fondi neri, blu, di un azzurro chiaro, rigidamente uniformi, campeggiano figurazioni esili e sottili, simili a squadro da disegnatore, a punte di compasso, in cui si intersecano riquadri e strisce con ritmi alternati di vuoto, in cui riemerge il fondo.
Il colore è sempre intenso, lucido, teso: gialllo, rosso, azzurro e bianco, come nell'Armonico n. 8 che è tra le opere più belle, o in Ascendente in cui il viola e il giallo s'accordano con il nero e il bruniccio. Un dipinto di un'estrema elaborazione è Proiettivo 526 in cui il nero del fondo ritorna nel vuoto di una complessa figurazione geometrica, ove risulta una squisita scala cromatica dal rosso al giallo ed al marrone.
Gustavo Predaval

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Giustizia Nuova
Alla Nuova Sagittario una serie di sue opere nelle quali promuove una vicenda paradigmatica di presenze dinamiche, di sapienti strutture modulari, in cui si specificano le sintesi reali (e irreali) di un mondo presente e immaginativo. La linea diventa nella sua elaborazione (astratta?) un confronto con misure della retorica simbolica, storica, riproducibile, ed egli reinventa un ordine per essa, un colore, una trama sensibilistica e grafica come nuova istanza esprerienziale e di pura razionalità. Nell'area dei contesti tematici la verifica di tutto questo è proporzionale all'ascendente proiettivo e all'equilibrio delle armonie, dell'analisi, della tensione stereometrica in cui tutto è memoria, ma è anche teoria intellettuale, nitidità dell'orbita nello spazio, sequenza e ritmo di un evolvente che, oltre la forma in sè, prospetta quel costruttivo/parziale dentro cui è inserita l'ipotesi episodica della nostra stessa esperienza.
Domenico Cara

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Avanti!
BETRIX ESPONE A MILANO
Carlo Bertani, in arte Betrix, presenta alla Galleria Nuovo Sagittario una serie di opere significativa per gli elementi di rottura che contengono con lea sua precedente maniera figurativa, nella quale però già aveva sperimentato varie tecniche, mostrando così uno spirito di ricerca ancora insoddisfatto.
Le circostanze che hanno dato vita a queste opere dedotte dal lento formarsi di una coscienza architettonica (seguendo le lezioni del Bauhaus), da una sentita, più che voluta, rinuncia alle forme plastiche che non concordavano più con i sostanziali mutamento di idee e che hanno fatto reinventare all'autore, pur con un lento svolgimento di due anni, gli strumenti visivi usati. Il salto dal figurativo all'astratto è un problema di scelta, che è stato per l'artista l'esperienza estetica e per il pubblico di convenienza o convenzione commerciale.
Trovandosi davanti al vecchio dilemma di alternanza tra due convenzioni, (alternanza che è solo apparente per la rigorosa limitazione di temi e di forme cui ha cercato contributo la generale depressione culturale della vita italiana nel fascismo) il grosso pubblico si accosta dubbioso all'inizio delle nuove forme astratte, per assorbirle poi con un fanatismo iconoclastico del figurativo.
Nel caso di Betrix, ormai superate storicamente le assolutistiche posizioni pro/contro l'astratto, si dichiara apertamente la gioia del progettare e costruire forme pure, che sono il presupposto grafico di una nuova architettura, l'elemento artistico si un pensiero scientifico.
La finezza grafica di Betrix anima le volumetrie liberate dal peso e cnferisce loro un carattere di improvvisazione stabilizzata nel loro concatenamento geometrico.
Emilio Delfino

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 ABC

UN PITTORE DI SUCCESSO
Si è aperta con strepitoso successo di pubblico, presso la galleria d'arte Nuovo Sagittario, in via Monte di Pietà angolo via Brera, a Milano la personale di Betrix, pseudonimo di Carlo Bertani. La Critica più qualificata che conosceva Betrix come pittore figurativo, è stata felicemente sorpresa per l'evoluzione compiuta da questo artista verso l'astratto. Nato a Pomigliano Milanese nel 1912, Betrix (allora Carlo Bertani) divenne rapidamente uno dei più noti stilisti della prestigiosa casa automobilistica italiana. L'interesse per il colore però portò Betrix, già abilissimo disegnatore, a cimentarsi prima con la tempera e l'acquarello e poi con l'olio.
Iniziò così la sua attività di pittore soggiornando a Parigi e a Londra e sperimentando differenti tecniche espressive. Nel 1973 ha abbandonato la pittura figurativa e ha cercato e trovato la sua seconda strada originale originale appliocando una metodologia di "ricerca continua" operata con rigore scientifico fino a raggiungere la produzione attuale, quella oggi esalltata dalla critica e tanto apprezzata dal pubblico raffinato che ha affollato e continua ad affrontare la persona di Betrix L'artista vive e lavora a Milano in Piazza Firenze 12. Ecco i titoli di alcune opere esposte: Spaziale, Armonico, Tensionale, Teoretico.
Betrix, questa volta, ha proprio fatto centro. 
Vittorio Ugo Morosi