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Nicola Pisano e la sua scuola
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Due Madonna col Bambino di Giovanni Pisano; la prima, eburnea, è conservata a/ Museo dell'Opera del Duomo di Pisa, la seconda, di marmo, nella Cappella degli Scrovegni a Padova; è evidente in queste figure nervose e allungate la fondamentale divergenza di intendimenti e di sensibilità tra Giovanni e Nicola: divergenza esaltata da manifesti influssi del Gotico francese, che hanno indotto la critica a ipotizzare un viaggio di studio di Giovanni in Francia.

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All'attività di Giovanni nel battistero di Pisa si ricol­legano alcuni grandi busti della Madonna, di evangelisti, di profeti, di sante e di sibille, che ne ornavano all'ester­no i timpani e i pinnacoli, oggi trasferiti nell'interno dell'edificio e, in parte, al Museo Civico; quest'opera ci introduce, per lo stretto legame tra architettura e scultu­ra, all'altra grande impresa di Giovanni, attivo dal 1284-85 come capomastro nel duomo di Siena, impresa che lascerà nel 1296 per disaccordi con la Fabbriceria. Sulla facciata del duomo di Siena si ergevano statue di profeti e di animali mitici e simbolici, oggi conservate al Museo dell'Opera del Duomo e sostituite da copie. E se, nella struttura architettonica del corpo inferiore, il gusto per la policromia della tradizione romanica toscana si fonde con spunti nordici, anche nelle singole statue, che si inseriscono nell'architettura in modo originalissimo, sono sensibili influssi della grande scultura gotica delle cattedrali francesi.

Nel 1301 Giovanni Pisano, approssimativamente alla età di cinquantanni, apponeva il suo nome al pulpito di S. Andrea a Pistoia; in quest'opera, iniziata nel 1297, l'artista riprendeva, a qualche decennio di distanza, la stessa struttura esagonale e per alcuni soggetti anche gli schemi iconografici del primo pulpito di Nicola nel bat­tistero di Pisa. Esso rappresenta tuttavia il punto d'arrivo di tutt'altra sensibilità formale. I volti scolpiti da Gio-vanni nelle formelle della balaustra del pulpito di Pistoia sono sconvolti da una tempesta di tragiche passioni. Anche nelle scene più pacifiche come l'Annunciazione, Il Natività, l'Annuncio ai pastori, i personaggi sembrano tormentati da una misteriosa sofferenza che si sforzano di nascondere sotto una calma apparente; a maggior ragione, quando lo scultore deve rappresentare le grandi tragedie della storia sacra dalla Strage degli Innocenti al Sacrificio della Croce al Giudizio Universale, la panica animazione che agita le figure non ha limiti e il tumulto della scena supera ogni misura: anche nelle più patetiche rappresentazioni del Medioevo gotico la scultura non era mai riuscita a esprimere sentimenti così intensi.

Il pulpito di S. Andrea a Pistoia, di Giovanni Pisano
(1297-1301); pur riprendendo numerosi spunti iconografici
e la struttura stessa del pulpito del battistero di Pisa,
opera del padre Nicola, esso rappresenta il punto d'arrivo
di tutt'altra sensibilità formale; di contro al pacato classicismo
dei rilievi pisani, quelli di Pistoia denunciano una ricerca
dell'espressione patetica che si traduce nella composizione
sconvolta da moti vorticosi e nei gesti eloquenti dei personaggi.
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